© Sandro Giordano



LA MIA ITACA: L'ESPOSIZIONE D'ARTE DI SANDRO GIORDANO
Itaca è stata da sempre la meta degli uomini desiderosi di riscatto e di avventura. Viaggiando alla sua ricerca, molti sono caduti, ma la splendida isola greca ha sempre rappresentato un luogo simbolico di epica e poesia.
Ebbene, proprio Itaca è la protagonista dell'esposizione d'arte dell’Artista Sandro Giordano. Si tratta di una raccolta che esplora in modo originale i temi dell'identità, della nostalgia e dell'avventura, con un tocco di ironia e di disincanto. Alcune immagini disegnate sul testo della poesia di Costantino Kavafis catturavano l'attenzione dei visitatori, mentre altri si soffermavano sui cuori disegnati con colori vivaci. Ma la cosa più sorprendente era l'approccio di Giordano, che creava immagini realistiche, ma con una certa dose di umorismo.
In ogni caso, la mostra era uno spettacolo per gli occhi e per l'anima, che rubava il cuore di chiunque la visitasse. E così, la galleria d'arte diventava quella stanza magica in cui i visitatori potevano immergersi e godere di quel mix di realtà e illusione che solo l'arte può regalare.
L'effetto è straniante, ma anche affascinante. Infatti, ogni immagine è un racconto, una storia con un inizio e una fine. E tutte insieme, formano un percorso che ci porta in un viaggio verso Itaca. Ma cosa rappresenta esattamente questa terra mitica? Per Giordano, Itaca è una metafora dell'identità, un luogo in cui il soggetto può riconoscersi e trovare un senso alla propria vita. E percorrendo il sentiero tracciato dalle sue opere, ci sentiamo tutti alla ricerca di qualcosa di più grande di noi stessi.
Mentre camminavo tra le varie opere, mi sono accorto che ad ogni cuore disegnato, il mio cuore batteva più forte. Forse era l'atmosfera ma mi veniva da pensare che Sandro Giordano avesse la capacità di trasmettere le sue emozioni attraverso i suoi disegni.
Le parole della poesia prendevano vita attraverso le immagini disegnate, disseminate sul testo. Era come se ogni dettaglio mi portasse in un viaggio verso quella meta, facendomi abbracciare ogni sentimento che la poesia trasmetteva.
"Quando inizierai il tuo viaggio verso Itaca, prega che la strada sia lunga, ricca di avventure, ricca di conoscenza. Tieni sempre Itaca a mente: raggiungerla è il tuo ultimo scopo". Quelle parole si erano appiccicate alla mia mente; avevo bisogno di una meta, di un'ispirazione. Mi sentivo come se avessi trovato la mia Itaca, quella di cui l'artista ha disegnato con tanto amore, quella che ha il potere di far battere forte il cuore.
Ho lasciato la galleria piano piano, con l'emozione di aver fatto un viaggio interiore. Mi sentivo compreso, capito, e ho capito che l'arte può essere così varia, ma allo stesso tempo così universale. Lasciando la galleria, la mia mente correva in direzione della mia Itaca. La mia mente conspirava al viaggio, alla scoperta di conoscenza, alla ricerca della felicità. L'unica cosa che contava era raggiungere la meta, proprio come l'artista aveva disegnato nei cuori delle sue opere.
Ogni immagine è un concentrato di significato, di emozione, di bellezza. E se si è in viaggio verso Itaca, bisogna lasciarsi incantare dalle sue immagini.
Andrea Gennaro Aversano
C'era una volta una mostra d'arte presso il Temporary Storing della Fondazione Bartoli Felter. Lì, opere d'arte venivano messe in esposizione per il pubblico. Erano le immagini disegnate sul testo della poesia di Costantino Kavafis. C'era qualcosa di mistico in quelle immagini che catturavano il cuore.
ITACA
Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, nè nell’irato Nettuno incapperai se non li porti dentro se l’anima non te li mette contro. Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d’estate siano tanti quando nei porti - finalmente e con che gioia - toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi, va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti. Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull’isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos’altro ti aspetti? E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
IL TAO DI SANDRO GIORDANO
«Sire, io vengo dall’altro paese. Nelle città ci annoiamo, non c’è più un tempio del Sole”
Di madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti è fatta la pittura di Sandro Giordano anche quando il medium primario è l’acquarello, anche profumi d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi penetranti. Ma questo è per dire che, a parte la sua prima esposizione personale, “Cuori per sopravvivere”, caratterizzata da una Pittura Pittura pura, tutte le sue altre esperienze vedono un modus operandi complesso fatto di commistioni di diversi materiali, e perché no, anche spostamenti e attraversamenti di stile e di cifra. Quindi, in un processo di trasformazione della materia, una transustanziazione dell’anima e dell’animo dove anche la parola scritta ha la sua importanza perché rappresenta il diario di bordo, in questa teoria di lavori su Itaca, dove i pastelli a cera, il collage e la graffite evocano le merci fini e preziose e i profumi della poesia di Costantino Kavafis per narrare il viaggio interiore che l’artista intraprende. L’abbiamo sempre definita Combine Painting, ma non è solo un mero iter processuale perché ogni elemento nuovo inserito nell’opera è contemporaneamente se stesso eppure la testimonianza di una qualsiasi cosa acquisita durante il percorso pittorico personale e sentimentale del pittore Sandro Giordano. Itaca è la meta, ma è anche il percorso, il TAO. E Itaca è nel cuore come letteralmente è manifesto negli acquarelli. Cuore pulsante, organico, simbolo di vita; diverso da quello stilizzato, fatto con gli smalti, pervaso di cultura pop delle origini; addolcito dai toni tenui del mezzo pittorico. Il cuore è parte complementare del quadro. Ma tutte le parti sono complementari del quadro perché tutte concorrono all’unità complessiva del pezzo. Complementare è il cuore alla pianta in crescita con la radice in evidenza; complementare è il cuore con l’isola di Itaca, dal primo acquarello ove il cane Argo attende la conclusione del viaggio del suo padrone- E’ una Itaca urbanizzata che poi, pian piano, diviene topografia (come vista dal satellite o in una carta geografica) e progressivamente si trasforma in cuore. La trasformazione dell’Isola in cuore è la disambiguazione di diverse allegorie, il viaggio che diventa materia e che diviene carne; e l’annoso ritorno di Odisseo è la parafrasi della lunga esperienza pittorica dell’artista che, guarda caso, va dai cuori della prima esposizione ai cuori di Itaca, viaggio sentimentale ove la meta è il viaggio stesso non il luogo d’arrivo perché esso è foriero di sempre nuove acquisizioni e Poseidone, Polifemo, i Lestrigoni e tutti gli altri intoppi non saranno un problema perché sono prove da superare e, una volta fatto, saranno ulteriori momenti di crescita morale, mentre Calipso e Circe costituiscono l’evoluzione noetica. Sandro Giordano ha il cuore e le mani da pittore e la sensibilità del narratore. Esclusa la già citata “Cuori per Sopravvivere”, egli, nei dipinti, ha raccontato vicende, ha sempre scritto letteratura in chiave enciclopedica, analizzando le situazioni, scegliendo i lemmi più belli, ma sempre attento all’incisività della frase, dall’Olocausto sino alla serie di acquarelli di oggi. E “La Mia Itaca” è l’ennesimo capitolo di questa storia, soprattutto perché l’isola è l’archetipo degli altri luoghi simbolo: Coo, Ogigia, Citera, Zante e, pure, la Dublino di Joyce.
Massimoantonio sanna
Il ciclo Documenti è costituito da 50 opere polimateriche realizzate nell'anno 2021 e identificate da una serie numerica progressiva. 50 sfridi di falegnameria di formato vario e mutevole preparati con gesso di Bologna, colla di coniglio e garze sui quali Sandro Giordano è intervenuto con acrilici, oli, grassi vegetali e colle. Ma anche listelli di legno, foglie, silhouette di carta e di stoffa. Frammenti prelevati dalla realtà combinati con consueti materiali artistici originano Documenti concreti e polisemici. Sono testimonianze tangibili che richiedono da parte dell'osservatore uno sguardo attento, ora ravvicinato e ora distante, dal dettaglio parziale alla visione d'insieme, dal campo medio a quello totale. Un'esperienza di visione potenzialmente cinematografica: a partire da una immagine archetipica iniziale, le successive immagini/frames si modificano leggermente una rispetto all'altra e la loro messa in sequenza genera l'impressione di un falso movimento. Un montaggio di pezzi di realtà: ogni Documento è un racconto; l'insieme dei racconti è un catalogo visivo, un elenco sistematico delle serie tipologiche. La mia più importante educazione formale - scrive Aldo Rossi - è stata l’osservazione delle cose; poi l’osservazione si è tramutata in una memoria di queste cose; ora mi sembra di vederle tutte disposte come utensili in bella fila, allineate come in un erbario, in un elenco, in un dizionario. All'interno del ciclo Documenti possono arbitrariamente individuarsi due differenti sottogruppi di opere. Una prima serie (Documenti #1, #3, #4, #6, #9), prima anche in ordine temporale, si caratterizza con evidenza per la palette cromatica ristretta, limitata ai colori nero, bianco, grigio, marrone. E rossi lacerti pulsanti, più due accenni d'oro. Forme di colore denso e di carta ritagliata vengono giustapposte in una fusione organica, dall’apparenza paratattica. Sono equilibrate e armoniche composizioni bidimensionali a zone accostate, ai confini con l'astrazione. Ai confini, ma mai reale e concreta astrazione. Forte e preponderante è l'intento costruttivo, e le forme sempre concepite come architetture. Con linguaggio sintetico, il pittore-architetto Sandro Giordano moltiplica e replica frammenti radicalmente semplificati. Dipinge e compone con abbreviazione, lavora per sottrazione incastrando l'una nell'altra bidimensionalità ben delineate e definite. Costruisce forme e evanescenti luoghi della memoria e dell'oblio, e la pittura incontra la progettazione. Emergono e ritornano elementi frammentari di una e più città invisibili e analoghe, in visioni ambiguamente ora frontali ora zenitali. Silenziosi luoghi visti di notte: torri che forse sono granai; planimetrie di navate, piazze, e transetti; marmoree scale da scalare e arcate a tutto sesto; corridoi, disimpegni e cupole; vuoti edifici e vicoli ciechi. Ma anche preesistenti opere ritrovate: macerie e rovine, colonne di un tempio moderno, capitelli a cumuli, brandelli di mura perimetrali, silos dismessi. Tutto in assenza della presenza umana. L'uomo non è nel paesaggio. L’uomo è nel passaggio e nella stratificazione del tempo, non è presente fisicamente ma è nell'edificio. Ognuna di queste architetture è un personaggio. La questione del frammento in architettura è molto importante - scrive Aldo Rossi - perché forse solo le distruzioni esprimono completamente un fatto. Fotografie delle città durante la guerra, sezioni di appartamenti, giocattoli rotti, Delfi e Olimpia. Questo poter usare pezzi di meccanismi il cui senso generale è in parte perduto mi ha sempre interessato anche formalmente. Nelle sue sospese meditazioni sull'ideale del costruire, il pittore-architetto Sandro Giordano non astrae mai, ma sempre racconta in equilibrate giustapposizioni. Lavora sulle preesistenze. In un inesauribile tentativo di esaurimento delle possibili combinazioni tra le forme, una iniziale immagine viene per gradi modificata con leggere variazioni nei successivi e contigui rettangoli/frames. E dalla messa in sequenza delle enigmatiche immobilità dei singoli Documenti, prendono l'avvio le apparizioni fantasmatiche: il lacerto rosso inizia a muoversi circolarmente, alcune forme si allungano, altre si dilatano e si contraggono per poi sparire, assorbite dall'abbacinante bianco avorio o affogate nella profondità dei neri. Allora tutto rallenta, per confluire in una finale teca/catalogo (Documento #9), elenco ordinato di fasi, forme e foglie di alloro in fermo immagine. La seconda serie è da Sandro Giordano denominata serie africana o paesaggi africani (Documenti #10, #12, #14, #15, #17). La palette cromatica cambia, pur rimanendo estremamente limitata: ora sono i bruni, i marroni, gli aranci, i rossi e i grigi a dominare, mentre il nero è esaltato dalla sua improvvisa sparizione. Il collage si mimetizza con la pittura: pennellate slavate e acquose e assemblaggi metodici e mai casuali di carta e stoffa per costruire architetture calde di terra. Sono composizioni di città invisibili e analoghe, luoghi di luce dalla spazialità rarefatta visti di prima mattina o al tramonto. Visioni zenitali di crocevia e di spazi terrosi si intrecciano a ripetizioni iterate di forme geometriche. L'evocazione della terza dimensione di due mausolei cubici cupolati (Documento #15) si accompagna a quella di due torri cilindriche, anch'esse morbidamente cupolate (Documento #14). Motivi ornamentali, segni decorativi, linee a zig zag e scacchiere ortogonali accrescono l'orientalità delle visioni. Tracce di viaggi reali e mentali. Sono alcuni rimandi formali e cromatici a interconnettere strettamente le due serie: la torre/granaio torna a più riprese, come anche i lacerti rossi. A differenza dei luoghi notturni della prima serie dei Documenti, scevri di particolari e dominati da un sintetismo formale assoluto, le costruzioni architettoniche della seconda serie sono esaltate nei dettagli dalla calda luce africana e dalla pittura di terra. È lo sguardo dinamico dell'osservatore/spettatore a mettere in sequenza e narrativizzare le due serie. Simulando l'alternarsi di notte e giorno, aggiungendo immaginari particolari, riempiendo i vuoti, modificando i silenzi, stratificando le letture di senso.
Documenti: tappeti della memoria, per intrecciare pittura e progetto.
Documenti: un invito agli artisti e ai poeti a elaborare migliaia di micromondi migliori. Servono architetti-poeti per costruire il benessere - scrive Jean Nouvel - e se dunque smettessimo di separare l'architettura dall'arte?
Documenti: cataloghi tipologici dei luoghi della memoria e dell'oblio di Sandro Giordano, architetto-pittore, e poeta.
Simone Cireddu